Un viaggio alla scoperta dell’Arsenale di Palermo

Il Museo dell’Arsenale è per certo uno dei più preziosi tesori della città di Palermo, uno di quei luoghi che si allontana dai circuiti turistici ma che merita molta più attenzione di quanta ne riceva. A partire dal XVII secolo l’arsenale si trovava nell’edificio posto in quella che oggi è la Piazza Fonderia, costruito nel 1601, per le regie galere, ormeggiate sul fondo del porto della Cala. L’arsenale venne poi spostato in un luogo considerato più idoneo e spazioso in seguito all’espansione del porto della città, con la costruzione di un nuovo molo più a nord che portò all’abbandono vecchio edificio, dove è poi sorta la fonderia per le artiglierie (Real Fonderia alla Cala).

Nel 1621 fu realizzato un nuovo arsenale con forma rettangolare (il 24 gennaio di quell’anno venne posata la prima pietra) in base a un progetto firmato dall’architetto palermitano Mariano Smiriglio. La costruzione prese inizio sotto il Viceré Francesco de Lemos duca di Castro e continuò per ben 9 anni, trovando il termine sotto il vicereame di Francisco Fernández de La Cueva duca di Alburquerque. Nella facciata dell’arsenale fu inserita la scritta che recita: “Con i felici auspici di Filippo IV di Spagna, III re delle Due Sicilie, l’incompiuto arsenale navale fu completato nell’anno della Redenzione 1630”.

L’edificio si presenta ai visitatori con una facciata a due ordini, mentre sugli altri tre lati vi è solo  il pian terreno, che è formato da quattro vani coperti da lunghe volte a botte il cui compito era quello di ospitare le navi in costruzione o quelle in fase di riparazione. Al piano superiore vi sono quelle stanze che sono state sede degli uffici e appartamenti dell’ammiragliato con le finestre che affacciavano sul porto grande. Di fronte all’arsenale erano disposti quattro scivoli per il varo delle imbarcazioni che oggi non sono più visibili. A partire dai primi anni dell’Ottocento i locali del piano superiore vennero invece adibiti a luogo di detenzione per i condannati “al remo e alla catena”. In seguito all’Unità d’Italia venne poi utilizzato, solo per un breve periodo, come ufficio postale e caserma della Guardia di Finanza.

Durante la seconda Guerra Mondiale l’edificio fu drasticamente danneggiato a causa dei bombardamenti, che costarono la perdita del retro e della piccola chiesetta di S. Maria. Per tale motivo furono considerati necessari lavori di restauro, realizzati dalla Soprintendenza, e a partire dal 1999 lo stabile divenne uno spazio museale gestito dai membri del “Comitato pro Arsenale Borbonico”.

L’Arsenale attualmente presenta una zona espositiva vera e propria nel piano inferiore, mentre la sala superiore è quella destinata alla realizzazione e organizzazione di mostre ed eventi.

 

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